Caro Baldo,
te ne sei andato e non ce l’ho fatta a venirti a salutare a casa tua in via Faenza, dove eri esposto e
neanche oggi a Trespiano, dove diventerai cenere, per prendere meno posto possibile.
Ti ricordo ancora quando eri Provveditore agli Studi di Firenze e io segretario della CGIL Scuola, spesso contrapposti nei nostri ruoli: tu dalla parte del Ministero della P.I. io dalla parte dei ‘lavoratori della scuola’ come ci chiamavamo noi della CGI; entrambi eravamo comunisti. Tu non avevi preso la tessera perché rispettoso del tuo ruolo di ‘servitore dello stato’, che tu vivevi in modo autentico. I nostri scontri erano vissuti con grande rispetto e amabile ironia. L’amicizia non si confondeva mai con i nostri ruoli sociali. Spesso tu eri anche critico con la CGIL, che tu accusavi di corporativismo, io ti rimproveravo di essere un burocrate. Ma ci volevamo bene. Quando venivo a casa tua ed eri già in pensione, una volta mi facesti vedere la tua tessera del PSI quando ventenne eri nella segreteria regionale del Partito in Sicilia e partecipavi alla occupazione delle terre insieme a Pio La Torre e ai compagni comunisti. Eri tifoso della Juventus e regalasti il tuo distintivo a mio figlio Simone.
Questa non te l’ho mai perdonata. L’ultima volta ci siamo parlati al telefono nel gennaio del 2023.
Tu stavi male, ma eri contento di sentirmi, io ti raccontai che la CGIL mi aveva fatto l’onora di fare il saluto inaugurale al Congresso della Camera del Lavoro di Firenze, te lo avrei mandato il testo del mio discorso. Inviamelo per posta, lo sai che la e mail io non ce l’ho, mi dicesti. Ci misi il francobollo e te la inviai. Penso che ti sia piaciuto.
Addio Baldo

Franco Quercioli